Le note della felicità

Posted by on ago 30, 2012 in Blog, Propedeutica Musicale Bambini | 0 comments

Le note della felicità

LA MUSICA È DIVERTENTE, EDUCATIVA. DUNQUE, PRIMA S’IMPARA A SUONARE UNO STRUMENTO, MEGLIO È. MA SENZA FORZATURE. GRADUALMENTE E CON IL GIUSTO APPROCCIO.

Non sanno ancora parlare, ma sono già musicisti: a 6-7 mesi, i bambini sono già in grado di imitare un suono o una melodia. Si tratta di una predisposizione naturale, innata, che però si può perdere per strada. Se in casa non risuonano mai le note di uno strumento, se non si ascolta mai un disco o la radio, se il papà dice al figlio “sei stonato come mamma” (o viceversa), il bambino perderà confidenza con la musica. E sarà un peccato: quest’arte non dà soltanto un piacere, ma aiuta i più piccoli a sviluppare le capacità di ascolto e concentrazione. “Non solo”, precisa Antonella Aloigi, docente della scuola I piccoli musicisti di Milano. “La musica potenzia nel bambino le aree cerebrali dedicate all’emotività e migliora la coordinazione motoria. Affina la capacità di lavorare in squadra, dà stabilità emotiva, coscienza di sé, creatività”.
Attenzione, però: fare ascoltare Vivaldi non significa crescere dei potenziali direttori d’orchestra. Semplicemente, rendere i nostri figli più intuitivi, fantasiosi, sicuri e, perché no, più felici.

DA MOZART AI BEATLES
Ne hanno parlato tutti i giornali: ascoltare la musica di Mozart, quando il bambino è nell’utero materno, accrescerebbe lo sviluppo intellettivo. Le caratteristiche d’armonia e non ripetitività del genio salisburghese potrebbero sollecitare un particolare tipo d’intelligenza, quella spaziale, perché le zone del cervello che elaborano gli stimoli musicali e spaziali sono contigue e quindi s’influenzano a vicenda. Di certo, dal pancione e poi per tutta la prima infanzia, una musica melodiosa crea nei piccoli uno stato emozionale profondo e positivo, mentre rumori intensi e fastidiosi si associano a paura e nervosismo. Nulla vieta però di preferire i Beatles a Mozart. In fondo, i Fab Four di Liverpool e il genio austriaco hanno molto in comune: la capacità di fondere semplicità e complessità, rendendo accessibili a tutti melodie nate da un raffinato lavoro creativo (partitura o arrangiamento che dir si voglia…). In entrambi i casi, si tratta di un’ottima forma di educazione musicale.

PROVA D’ORCHESTRA
I maggiori benefici si ricavano facendola, la musica. Suonare uno strumento sviluppa concentrazione, abilità manuali, memoria, partecipazione e capacità d’ascolto. “È straordinario osservare come bambini che magari faticano in altre materie, si rivelano alla Scuola Elementare Rinnovata Pizzigoni di Milano. Questo perché la musica dà loro soddisfazione. Intellettuale, non solamente sensoriale.

UN PIACERE COLLETTIVO
Il piacere che ne traggono è immediato e li stimola a impegnarsi, sviluppando capacità e affinando competenze. Altro beneficio viene dal suonare in gruppo: si sviluppa la socialità e s’impara a collaborare con gli altri. “Un’orchestra è un fantastico gioco di squadra: nessuno suona bene se anche uno solo va fuori tempo. E quindi ci si aiuta a vicenda…” sottolinea infine Paolo De Lorenzi, direttore di una delle tre orchestre della Scuola Media Negri di Milano, a indirizzo musicale.

di Simona Acquistapace

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